Il nome di Ermanno Olmi è legato alla storia del cinema italiano come pochi altri registi. Nato a Treviglio nel 1931, Olmi si è formato come autodidatta, lavorando come assistente regista e sceneggiatore per il teatro e la televisione. Il suo esordio cinematografico è del 1959, con il cortometraggio “La diga sul fiume”, che riscuote un grande successo di critica e pubblico.
Negli anni ’60 Olmi si dedica alla realizzazione di documentari e film di propaganda per l’azienda Olivetti, ma è con il lungometraggio “Il posto” del 1961 che si afferma come uno dei registi più promettenti della sua generazione. Il film, che racconta la storia di un giovane impiegato alle prese con la dura realtà del lavoro e degli uffici burocratici, è una riflessione acuta e pungente sulla condizione umana nell’era del boom economico italiano.
Il successo di “Il posto” consacra definitivamente Olmi come uno dei grandi autori della sua generazione, capace di coniugare nella sua opera la forza del realismo sociale con una grande sensibilità per i temi esistenziali e spirituali. Con i film che seguono – da “I recuperanti” del 1965 a “La circostanza” del 1974 – Olmi si conferma come un regista attento alle problematiche della società italiana, ma sempre in grado di esprimere la sua visione in modo originale e personale.
Il culmine della carriera di Olmi arriva con il capolavoro “L’albero degli zoccoli” del 1978, una monumentale saga familiare ambientata in un casale della Lombardia della fine dell’Ottocento. Il film, che ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes e ha avuto un enorme successo internazionale, è una summa dell’arte di Olmi, che mette in scena una comunità contadina con un equilibrio di realismo e poesia che ha del miracoloso.
Negli anni ’80 e ’90 Olmi ha continuato ad esplorare i temi della vita quotidiana e della natura umana nei suoi film, spaziando dal dramma storico di “Palombella rossa” del 1989 alla commedia “Il segreto del bosco vecchio” del 1993. La sua ultima pellicola, “Centochiodi” del 2007, è un racconto intimista e commovente di una disperata ricerca di senso nella vita.
Ermanno Olmi è morto nel 2018, lasciando dietro di sé un’imponente eredità artistica e umana. La sua opera, fatta di sguardi profondi e attenti sulla realtà, di sorprese poetiche e di una straordinaria umanità, continuerà per sempre a far parte del patrimonio culturale e cinematografico dell’Italia e del mondo intero.
Il nome di Olmi, il regista